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Stemma
SULLA VALLE D'AOSTA

Impressioni

    Un susseguirsi di colli e vallate, fiumi, ruscelli, laghi, foreste e ancora cortine di mura e torri di pietra grigia, che si stagliano sulle creste rocciose, contro il sole montano, ad evocare antiche geometrie guerresche, eppure tranquille e rassicuranti nella loro presenza secolare.
    Grandiose rovine romane cedono il passo ad esplosioni di ricchezze iconografiche, nei gioielli d'intaglio ligneo e lapideo che diventano elemento costante della tradizione.
    Passeggiare per i declivi freschi di un vento algido e sottile, perdersi nel silenzio e nella luce, contemplando gli scorci di montagne immense e nettamente delineate dal cielo limpido e intensamente azzurro.
    Le fontane d'acqua fresca e gorgogliante disseminano gli spiazzi in cui si può sostare e contemplare il senso di armonica bellezza dell'insieme.
    Gli edifici antichi conservano intatte le suggestioni delle epoche passate, chiusi nel loro riserbo semplice e profondo.
    L'opulenza della natura verde e dei castelli splendidamente conservati coinvolge lo sguardo in un percorso ideale tra i profili montani, a lanciare messaggi verso spiriti di altri tempi che, di picco in picco, ancora sembrano comunicare, con il loro linguaggio segreto, un senso di austera solennità e di eterno.
   


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VALLE D'AOSTA
VALLE D'AOSTA
DA VISITARE

Castello di Fenis

    L'esistenza del castello appare documentata a partire dal sec. XIII, epoca in cui presentava presumibilmente solo la circolare torre colombaia e la torre quadrata, con una costruzione residenziale ed una cinta muraria semplice.
    Sarà quindi Aimone di Challant, nel sec. XIV, a trasformare il maniero in un ambizioso complesso architettonico dalle molte torri, con al centro un corpo abitativo pentagonale ed una cinta muraria esterna.
    Una nuova serie di costruzioni fu quindi avviata dal figlio di Aimone, Bonifacio I, già ispettore delle fortificazioni sabaude, che adattò l'edificio alle nuove esigenze della vita cortese.
    Venne effettuato un allineamento dei piani del corpo centrale e fu ricavato un nuovo piano dal sottotetto.
    Le aggiunte ed i rimaneggiamenti diedero una maggiore fisionomia di residenza di rappresentanza, facendo assumere al cortile interno l'aspetto attuale, con due piani di ballatoi in legno e il grande scalone semicircolare in pietra.
    Fu questo il periodo di massimo splendore del castello, nel quale si aggiunse anche la preziosa decorazione a fresco del cortile e della cappella, attribuita a Giacomo Jaquerio, maestro del gotico internazionale, e realizzata nella prima metà del Quattrocento.
    In particolare, sullo scalone campeggia un S. Giorgio che uccide il drago, mentre lungo la balconata si susseguono immagini di saggi e profeti che dispiegano pergamene con sentenze morali in francese antico.
    Nella cappella, gli affreschi della Crocifissione e della Madonna della Misericordia, ai cui piedi sono rappresentati due gruppi di fedeli, laici e religiosi, tra i quali è possibile riconoscere diverse figure dell'epoca, come il Papa e l'Imperatore, nonché alcuni membri della famiglia del committente.
    Il castello appartenne agli Challant fino agli inizi del Settecento; seguì quindi un periodo di abbandono nel quale venne trasformato addirittura in cascina, utilizzando le sale del pianterreno come stalle e il primo piano come fienile.
    Acquistato nel 1895 da Alfredo d'Andrade, fu infine ampiamente restaurato, giungendo all'aspetto odierno.
    Divenuto di proprietà dell'Amministrazione Regionale, ospita attualmente il Museo del Mobile Valdostano, con pregevoli arredi dei secoli XV e XVI, distribuiti fra le varie sale in modo da riportare suggestivamente l'atmosfera del castello a quella originaria di aristocratica abitazione.    


Castello di Issogne

    La presenza ad Issogne di una residenza fortificata, sorta sul sito di una presumibile villa romana, è documentata da una bolla papale del 1151.
    L'edificio fu infatti sede del vescovo di Aosta fino al 1379, quando fu ceduto agli Challant, che ne iniziarono la ristrutturazione, trasformandolo in un'elegante residenza tardo-gotica, con una serie di torri e corpi di fabbrica cinti da mura difensive.
    Alla fine del Quattrocento risalgono però i lavori che diedero al castello un carattere unitario, nonché gran parte dell'apparato decorativo, grazie alla costruzione di elementi di raccordo tra le varie parti, con il corpo principale costituito da un palazzo a tre piani, collegati da una scala a chiocciola di pietra, con due ali laterali delimitanti un ampio cortile, in cui si trova la famosa fontana del melograno.
    Realizzata probabilmente in occasione delle nozze di Filiberto di Challant, nel 1502, la fontana presenta una vasca ottagonale di pietra con al centro un albero in ferro battuto, con il fogliame di quercia, simbolo di resistenza, e i frutti di melograno, simbolo di fertilità.
    Le pareti che si affacciano sul cortile sono decorate con simboli araldici a celebrazione della casata, mentre il portico che vi si apre presenta una decorazione geometrica sulle crociere, con lunette affrescate a soggetti popolari, dalle gustose scene di vita quotidiana e di attività bottegaie ed artigiane, probabilmente ad evidenziare la pace e la prosperità sotto il buongoverno della signoria.
    Dello stesso autore, che si firma come "Magister Collinus", sono gli affreschi della cappella al primo piano, nonché le ante del polittico d'altare, con scene della Natività, dei profeti, degli apostoli e dei dottori della Chiesa.
    Al pianterreno si trova la Sala di Giustizia, ambiente principale del castello, con un finto loggiato sorretto da colonne di marmo, alabastro e cristallo ed affrescato con scene di caccia, di vita cortese e paesaggi nordici di scuola franco-fiamminga.
    Tra le stanze dei piani superiori, di particolare interesse sono quella della Contessa, con l'oratorio ornato di pitture, quella del Conte Renato, di Giorgio di Chaillant, detta dei Cavalieri di San Maurizio per via delle croci dell'Ordine che decorano il soffitto, e la Sala del re di Francia, che avrebbe ospitato Carlo VIII durante il suo passaggio in Italia nel 1494, e che infatti presenta un camino decorato con l'insegna a gigli d'oro ed il motto "Vive le Roi".
    Altri ambienti interessanti, nella parte più antica dell'edificio, sono la Camera della Torre e la Camera dell'Imperatore, in cui forse soggiornò Sigismondo di Lussemburgo, nel 1414.
    L'attuale ambientazione del castello è dovuta al pittore Vittorio Avondo che lo acquistò nel 1872, restaurandolo minuziosamente e recuperando parte dell'antico arredamento, o reintegrandolo con mobilio in stile.
    Il monumento passò successivamente allo Stato Italiano ed è oggi di proprietà dell'Amministrazione della Regione Valle d'Aosta.
   


VIDEO2

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